Un ristorante con la cucina a posto e la sala piena il sabato sera può avere comunque un problema di marketing: il martedì è vuoto, i clienti nuovi non sanno che esisti, quelli vecchi non hanno un motivo per tornare. Il marketing per ristoranti serve a questo, e non è una questione di grafiche eleganti o di hashtag azzeccati.
Questa guida pratica mette in fila le cose da fare, nell'ordine in cui conviene farle. Non c'è niente di segreto. Il segreto, semmai, è farle tutte e con un minimo di costanza, cosa che nei locali pochi riescono a fare tra un servizio e l'altro.
Prima di tutto: chi vuoi che entri dalla porta
Prima di aprire un profilo social o pagare un euro di pubblicità, rispondi a una domanda scomoda: chi è il cliente che vuoi riempire il locale? Famiglie del quartiere, coppie che escono la sera, turisti di passaggio, gruppi di colleghi a pranzo? Sono pubblici diversi, con orari, budget e abitudini diverse.
Un ristorante che prova a parlare a tutti finisce per non dire niente a nessuno. Scegli due o tre tratti che ti rendono riconoscibile e che i clienti già ti riconoscono: la cucina, il posto, il modo di accogliere, un piatto che tutti ordinano. Da lì discende tutto il resto, dal tono dei post alla descrizione del locale su Google.
Un esercizio semplice: chiedi a cinque clienti abituali perché vengono da te e non altrove. Le risposte ti diranno più di qualsiasi analisi di mercato, e spesso non coincidono con quello che pensavi.
Google Maps è la tua vetrina principale
Quando qualcuno cerca un posto dove mangiare, molto spesso comincia da Google e da Google Maps. La scheda del tuo locale è quindi la prima cosa che vede, prima ancora del sito e dei social. Merita attenzione prima di tutto il resto.
Controlla questi punti, uno per uno:
- orari corretti, comprese le chiusure per ferie e i giorni festivi;
- numero di telefono e indirizzo giusti, con un modo semplice per prenotare;
- foto recenti e vere del locale, dei piatti e della sala, non solo quelle di tre anni fa;
- una descrizione chiara di che tipo di cucina fai e di che atmosfera si trova;
- il menù consultabile, in un formato che si legge bene da telefono.
Poi ci sono le recensioni. Non puoi controllarle, ma puoi gestirle. Rispondi a tutte, anche a quelle negative, con calma e senza polemica: non scrivi solo per chi ha lasciato il commento, scrivi per tutti quelli che lo leggeranno dopo. E chiedi un parere ai clienti soddisfatti, con garbo, magari quando pagano il conto. Una recensione che arriva spontaneamente dopo una bella serata vale più di mille slogan.
I social: pochi, fatti con criterio
Non devi essere ovunque. Scegli uno o due canali dove il tuo pubblico c'è davvero e presidiali con regolarità, piuttosto che aprirne cinque e abbandonarli dopo un mese. Per molti locali il canale giusto è Instagram, ma la scelta dipende da chi vuoi raggiungere.
Cosa pubblicare? Quello che succede davvero nel tuo locale:
- il piatto del giorno e come nasce, dalla materia prima al tavolo;
- le persone, cioè chi cucina e chi serve, perché la gente si affeziona ai volti;
- un momento di servizio, i preparativi, il dietro le quinte;
- gli eventi, le serate a tema, le novità del menu.
Le foto fatte con cura contano, ma contano ancora di più la coerenza e la verità. Un video girato bene con il telefono e con luce naturale batte spesso un servizio patinato che non assomiglia al posto. Se vuoi un aiuto per avere materiali che sembrino tuoi, è esattamente il lavoro della content creation, ma si parte sempre da cosa hai da raccontare.
Il menu è marketing anche lui
Il menu è l'unico materiale di comunicazione che tutti i clienti leggono. Eppure viene trattato come un documento tecnico, da aggiornare quando capita. Guardalo con occhi diversi: come sono descritti i piatti? C'è un ordine che aiuta a scegliere? Si capisce cosa è la specialità della casa?
Descrizioni brevi e concrete funzionano meglio degli aggettivi. Dire da dove arriva un ingrediente, o cosa rende speciale una ricetta, è più convincente di "genuino" e "tipico", parole che ormai scivolano via. E se hai prodotti del territorio, raccontali: in Puglia è un patrimonio che molti locali sfruttano meno di quanto potrebbero.
Riempire i giorni deboli
Il fine settimana si riempie quasi da solo. Il lavoro vero è sugli altri giorni. Qui il marketing diventa pratico: una proposta chiara per il pranzo di lavoro, una serata a tema fissa, un menù dedicato a una fascia oraria, una collaborazione con un'attività vicina.
L'idea è dare ai clienti un motivo preciso per scegliere proprio quel giorno. "Venite a trovarci" non è un motivo. "Il martedì c'è questa cosa" lo è. Prova una proposta alla volta, tienila abbastanza a lungo da farla conoscere, e guarda se funziona prima di cambiarla.
Tenere i clienti che hai
Acquisire un cliente nuovo costa più fatica che far tornare uno che ti conosce già. Per questo vale la pena avere un modo per restare in contatto: una lista di numeri o email di chi accetta di riceverle, da usare con parsimonia per annunciare una serata, un piatto nuovo o una chiusura. Pochi messaggi, utili, e mai invadenti.
Se il tema ti interessa, nella pagina dedicata al marketing per ristoranti abbiamo raccolto come lavoriamo con i locali.
Misurare senza impazzire
Non servono dashboard complicate. Bastano pochi numeri guardati con regolarità: quante prenotazioni arrivano e da dove, quante chiamate partono dalla scheda Google, come cambiano le presenze nei giorni su cui stai lavorando. Chiedi a chi prenota come ci ha conosciuto e annotalo. Dopo qualche mese vedrai cosa funziona e cosa no, e potrai spostare tempo e budget di conseguenza. Per campagne a pagamento e ricerca sui motori, la logica è la stessa: ogni euro speso va collegato a un risultato, ed è il modo in cui lavoriamo nel digital marketing.
Cosa guardare adesso
Se vuoi vedere come ragiona chi la ristorazione la vive ogni giorno, ascolta l'episodio con Al Pescatore, 50 anni di storia oppure quello su Porto Franco, un riferimento a Santo Spirito. Sono due realtà pugliesi molto diverse tra loro, e proprio per questo utili da ascoltare.
E se vuoi ragionare sul tuo locale, scrivici: ci sediamo, ci facciamo un caffè (o una focaccia) e partiamo dalla domanda di prima, cioè chi vuoi che entri dalla porta.

